Carla Malinverni Coach

grigio gentilezza

gentile è insieme semplice e nobile ed è di colore grigio

da qualche tempo, scelgo per me una parola ‘guida’ ed un colore che mi accompagnino durante l’anno. per il 2019, è la volta di gentilezza e del grigio!

che cosa significa per me gentilezza?  in genere si dice gentile di una persona che ha buoni modi di porsi, che è disponibile, che ci mette del suo per aiutare gli altri in quello che può ecc ecc.

Io lego la parola gentilezza anche ad altri concetti, innanzitutto alla semplicità. le cose semplici, chiare, lineari dal mio punto di vista sono anche gentili perché arrivano ai nostri occhi e al nostro ragionamento in modo leggero, non complesso e comunque cariche di significato. forse per questo amo scrivere in minuscolo.

attenzione: nel mio modo di vedere, semplice non significa affatto povero, misero, scarso, al contrario! la semplicità per me ha molto a che fare con ciò che è essenziale e che quindi è ricco di sostanza, di significato, senza che questa sostanza sia disturbata dal superfluo, da ciò che sarebbe solo di interferenza.

quanto è diversa una sostanza ‘in purezza’ rispetto alla stessa sostanza mescolata con altro! un cristallo di quarzo alpino in purezza può essere più bello e luminoso di un diamante.

ecco che il mio impegno per quest’anno è quello di ragionare e di muovermi con semplicità, in modo essenziale, puro, evitando e risolvendo la complessità, il garbuglio di pensieri e quindi poi anche di azioni.

la gentilezza, per etimologia della parola, si riferisce anche ad una certa levatura, ad un comportarsi e ad un muoversi  al di sopra della bassezza e della volgarità. la gens definiva una classe sociale (gentilizia) e da questa radice arriva sia la parola gentile, sia comunque la parola gente.  mi ritrovo nel concetto di gentilezza come superiorità rispetto al chiasso, all’indignazione di pancia, all’insulto, al vociare caotico che incontro ormai ogni giorno e che non amo.  vedo quindi la gentilezza come un elevarsi , come una ‘nobiltà’ d’animo e di pensiero che non corrisponde assolutamente a snobismo! la gentilezza per me è tenue e silenziosa.

alla parola gentilezza associo il colore grigio. un grigio chiaro, che accolga e rilassi la vista! secondo me il grigio è gentile in quanto non chiassoso e spesso risulta accogliente e anche professionale. così sfatiamo anche il mito che il grigio sia un brutto colore, visto che solitamente, parlando, lo usiamo per descrivere situazioni in accezione negativa e triste (una giornata grigia, i pensieri grigi, il grigiore della vita moderna…).

il grigio spesso è associato alla mediocrità in senso negativo! e se invece guardassimo da un altro punto di vista e pensassimo che il medio, il mediare, fosse una grande ricchezza?  penso al grigio anche come colore della mediazione tra gli opposti, il bianco e il nero, quindi come un colore di mezzo, che incarna il compromesso in senso positivo, ovvero rappresenta l’accordo.

lo lego ai concetti di congiunzione, inclusione, analogia, al simbolo & che in coaching sono rappresentati dal ‘ragionare in E’ (rispetto al ‘ragionare in O’, che è disgiunzione, esclusione, anomalia e pertanto chiude spazio di azione).

anche dal punto di vista cromatico, il grigio si ottiene mescolando in parti uguali i tre colori primari, blu, rosso e giallo, e quindi per me contiene la bellezza e la potenza di tutti i colori, messi insieme! ricordo ancora lo stupore quando alle elementari la mia maestra, erminia, che ricordo con tanto affetto, prese un cerchio colorato a spicchi con tutti i colori dell’arcobaleno e lo fece girare velocemente chiedendoci  ‘che colore vedete ora?’. dall’insieme di tutti quei colori, bellissimi e vivaci agli occhi di noi bambini, è venuto fuori il grigio! tra l’altro quanti bellissimi paesaggi naturali di montagne e di boschi sono prevalentemente grigi, come anche gli scogli e il mare e il colore di molti animali!

ringrazio michela bellomo di michilab e fabiana pozzi – creatrice di leggerezza, perché le riflessioni sul grigio e sulla parola gentilezza sono nate in me fin dall’estate scorsa anche grazie al laboratorio ‘emozioni a colori’ che ho seguito e che è stato ideato e gestito da loro e che mi ha molto coinvolta.

 

P.S.: per il mio 2019 mi è anche stata ‘regalata’ la parola scuotere. mi piace perché mi ricorda i vecchi termometri a mercurio! scuoterli col movimento del polso permetteva di far tornare fluido il mercurio e quindi di renderlo nuovamente libero di prendere una nuova forma, di cambiare. sto riflettendo anche su questa parola! chissà!

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