Carla Malinverni Coach

IN-segnare ed E-ducare

sottotitolo: ‘vi prego: non priviamo il mondo di bravi clarinettisti!’ 

 

Auspico un mondo in cui, a partire dalla primissima educazione dei bambini (e poi nel continuo, a lavoro e nella vita privata e sociale), si sorpassino i canoni di giusto/sbagliato, torto/ragione, punizione/premio, per abbracciare una prospettiva differente, in cui l’individuo venga visto per i talenti che già possiede in nuce e che lo definiscono e caratterizzano nella sua unicità.

Mi trovo con molto dispiacere a constatare come la scuola italiana, legata ad  un’impostazione obsoleta ormai da decenni, si concentri ancora sulle carenze dell’allievo (rispetto ad una presunta normalità nell’apprendimento), insistendo fortemente sul recupero di queste parti, a scapito del riconoscimento dei talenti della persona e dell’investimento per poterli sviluppare al meglio.

Se, di fronte ad un bambino bravissimo ed entusiasta di suonare il clarinetto e che non fosse interessato e ottenesse scarsi risultati a nuoto, decidessimo che ‘in musica sei già bravo, per cui da ora in poi ti mando solo più a nuoto, dove devi recuperare’, potenzialmente priveremmo il mondo di un grande musicista e sicuramente renderemmo infelice un bimbo (così come se obbligassimo un promettente nuotatore a passare tutto il suo tempo libero a lezione di solfeggio!).

Questa impostazione trova continuità nel mondo del lavoro, in cui, nonostante io abbia lavorato solo in multinazionali e grandi realtà, in teoria all’avanguardia, per ben 16 anni io stessa sono stata mandata a forza a noiosissimi e inutilissimi (per me e quindi per l’azienda) corsi di formazione sui dettagli delle normative perché ‘già comunichi bene’. Mentre mi trovavo in aula, immaginavo i miei omologhi colleghi che amavano la giurisprudenza e gli articoli di legge nell’aula parallela in cui li sottoponevano a giochi di ruolo e di negoziazione in cui io avrei appreso divertendomi!

Si tratta a mio avviso di recuperare il concetto di E-ducare (far emergere, tirare fuori…) in senso maieutico e di abbandonare il concetto di IN-segnare (inculcare, mettere dentro…).

Nel paradigma dell’Educare, il maestro e l’allievo ricoprono ruoli e possiedono competenze differenti, il ché non implica una gerarchia intesa come posizione superiore/inferiore, e stringono un rapporto di partnership finalizzato all’arricchimento comune, in un continuo confronto. Quante volte l’allievo è fonte di apprendimento per il maestro! Ad oggi l’esempio per me eclatante e divertente è quello relativo all’utilizzo delle tecnologie: i nipoti, da autodidatti, ci aiutano nell’utilizzo di smartphone e procedure informatiche!

In Coaching, il rapporto Coach-Coachee è stabilito in questa accezione. E, soprattutto nella docenza, il mio impegno è quello di creare questo ambiente e contesto.”

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