Carla Malinverni Coach

la quarta dimensione: il tempo

il tempo è una risorsa finita (e tra l’altro, per fortuna, non sappiamo quanto ne avremo a disposizione)

PREMESSA: nelle mie molteplici vite precedenti a questa, ero convinta di non avere mai tempo sufficiente: per lavorare da dipendente e quindi fuori di casa almeno 10 h, avendo voglia di leggere, vedere film, mangiare cose buone e magari ogni tanto in un dehors, frequentare gli amici, avere una vita di coppia…riducevo le ore di sonno. ho notato come sia una scelta diffusa rinunciare ad un buon riposo pur di dilatare il tempo di veglia in modo da fare almeno una cosa che ci piace durante la giornata! e qui negli ultimi anni da dipendente scattava il mio dubbio: per lavorare scontentissima 10h al giorno, ha senso rinunciare a 2-3 h di sonno per fare qualcosa che mi piace? il momento in cui ho realizzato perfettamente il nonsenso in cui vivevo? mi stavo precipitando correndo con i tacchi giù per le gradinate della metropolitana perché sentivo che il treno stava arrivando…ben sapendo che quello dopo sarebbe passato entro….3minuti! 3 minuti.

LA SCELTA DI COME IMPIEGARE IL TEMPO: è lì che ho maturato e coltivato man mano l’idea che la percezione del tempo sia individuale e che decidere come impiegarlo sia appunto una decisione di cui ci rendiamo responsabili, una scelta. se trascorriamo fuori casa 10h ogni giorno lavorativo è perché abbiamo scelto quel lavoro perché la scelta ci dà grossi benefici (che per me erano stipendio garantito a fine mese, ferie pagate, anche eventuali giorni di malattia….) e di contro anche qualche ‘costo’ (non avere tempo per vedersi un film a metà giornata, né di decidere gli orari di ingresso e uscita ad esempio). da allora ho cominciato a non lamentarmi più di non avere tempo e a riflettere invece su come lo stavo impiegando e su come avrei potuto impiegarlo meglio.

aldilà delle soluzioni che ho trovato io per me e che mi hanno portata a lasciare la sicurezza di un noiosissimo lavoro certo per conquistare la libertà di un lavoro autonomo, io continuo a pensare che i ritmi di lavoro e le modalità con le quali si lavora oggi da dipendenti in Italia siano totalmente controproducenti per le aziende, l’individuo e pertanto per tutta la società. tutte le persone che conosco e che lavorano dichiarano di ‘non avere tempo’ e di essere stanche perché non dormono da decenni. 

UNA SITUAZIONE CHE PARE ‘ESTREMA’ E…..: giovedì 21 giugno ho avuto l’onore di tenere un intervento di coaching all’interno della casa di reclusione di Milano Opera. l’intervento è stato a favore di un folto gruppo di detenuti che scontano l’ergastolo o lunghe pene (qualche decennio per intenderci). e il mio intervento era inserito in un laboratorio dal titolo ‘IL TEMPO CHE PASSA’  e ha avuto come tema ‘UN PROGETTO FUTURO: l’importanza della dichiarazione del tempo – riflessioni e strumenti di Coaching’.

sì, hai capito bene! ho parlato di realizzazione di progetti futuri e di gestione del tempo a persone che probabilmente vivranno la loro vita futura all’interno di un carcere! e sì hai capito bene che è la seconda volta che partecipo ad un progetto grazie al quale porto il coaching in carcere: qualche tempo fa è stato alle Vallette, ora ad Opera, e che a me ancora non è  riuscito di portare il coaching in banca, né a scuola!  

FACCIAMO UN PASSO INDIETRO: il gruppo di persone che ho incontrato ad Opera sta seguendo in carcere un progetto didattico che ha come argomento il ‘tempo che passa’, che è stato progettato e proposto nel contesto carcerario proprio perché chi sconta ergastolo o lunghe pene vive in una situazione temporale molto diversa – io di primo acchito direi ‘estrema, al limite’ – rispetto ad una persona che viva in libertà. il laboratorio didattico è progettato, curato ed erogato con professionalità, passione e coinvolgimento da Consuelo Vignarelli e Laura Gaggini, tramite l’associazione UBI MINOR (la trovate su FB e tra un po’ avrà un suo sito! https://www.facebook.com/ubiminor/) e, a seguito di due cicli di interventi che sono stati apprezzati dai fruitori e hanno coinvolto sia le docenti/formatrici, sia altre figure professionali in affiancamento, ora è arrivato al suo terzo modulo, che ha lo scopo di fornire agli allievi strumenti ‘pratici’ per affrontare la gestione del tempo. ecco che in questo modulo ha trovato posto il mio intervento di coaching, in cui ho parlato di obiettivi, dell’importanza della dichiarazione di un tempo per il raggiungimento dell’obiettivo e di piano d’azione per arrivarci. in questo step sono già stati/saranno erogati interventi didattici molto particolari e tutti secondo me innovativi: per farvi un esempio, un intervento riguarda l’ambito ‘architettura’ dove il tema TEMPO si fonde con quello dello SPAZIO in cui trascorriamo il tempo e quindi si occupa anche della scelta degli oggetti di cui ci circondiamo!

il progetto ‘il tempo che passa’ è un pilota che servirà per mettere a punto un percorso didattico da diffondere in altre realtà, a partire dagli altri luoghi di reclusione.

LA MIA ESPERIENZA DIRETTA: preparando l’intervento, nonostante Consuelo mi avesse fornito tutte le informazioni necessarie e mi avesse dato sostegno, temevo che i temi ‘organizzazione del tempo futuro’, ‘obiettivi e progetti futuri’ proposti a persone che sono recluse e che hanno una lunga – se non definitiva – prospettiva di detenzione potessero sollevare qualche malumore, qualche discordanza e poco interesse al tema! sapevo benissimo che gli allievi stessero seguendo un corso dedicato alla dimensione ‘tempo’, che avessero maturato un percorso personale e…..mentre preparavo il materiale sulla distinzione tra paradigma VITTIMA/RESPONS-ABILE,  SOGNO/VISIONE FUTURA DI UN PROGETTO, SPAZIO DI AZIONE, FATTIBILITA’ e immaginavo tra me e me quello che avrei detto, trovavo mille parole da evitare e esempi da non proporre in quel contesto!!!!

come sempre, gli allievi mi hanno stupita: hanno detto loro fin dall’inizio tutte quelle parole che io non avrei proposto come fuori di qui, certo che prima…., eh…se potessi decidere io, è evidente che vorrei uscire di qui….questo ad ora non è realizzabile, per cui voglio pensare ad un progetto per me qui

ho passato un periodo in cui mi lamentavo di essere qui dentro ed ero arrabbiato con tutti e tutto…ora mi concentro su questo pensiero: ‘se sei in mare aperto, hai solo due possibilità: annegare e quindi morire oppure fare di tutto per nuotare e, in questo caso, è inutile che stai a pensare come mai ti sei trovato in mare aperto e a quanto brutta sia la situazione…nuoti e basta.

dai miei allievi arrivano sempre perle di saggezza! e ne ho fatto tesoro anche questa volta!                    

E NOI?: il progetto ‘il tempo che passa’ è stato ideato e viene testato in un ambiente ‘particolare’: la casa di reclusione. e noi? noi qui fuori, che ci definiamo ‘liberi’ perché possiamo decidere dove e come spendere il nostro tempo, ci sentiamo di utilizzarlo in modo proficuo per noi? che sensazioni abbiamo rispetto allo scorrere del tempo nei vari contesti (il lavoro, la famiglia, le relazioni, la cura di noi….). le persone a cui ho parlato sono recluse, noi no….e in che modo noi persone ‘libere’ gestiamo ‘liberamente’ il nostro tempo? quante cose non fatte, viaggi non intrapresi, libri non letti, ore non dormite, pranzi e cene a cui non avremmo voluto partecipare….che ne pensate?

IL MIO PUNTO DI VISTA: io, per esperienza, credo che pur vivendo come cittadini liberi, molti di noi vivano in alcune ‘gabbie’: estremizzando, il lavoro quando non ci piace più, la famiglia quando la percepiamo solo come obbligo, le relazioni con gli altri quando ne sentiamo solo il peso e non il divertimento e l’arricchimento…sono situazioni in cui siamo felici di impiegare il nostro tempo? quand’è stata l’ultima volta che abbiamo dedicato tutto un giorno a quello che volevamo davvero fare?

un percorso di riflessione sul tempo e sulla gestione del tempo io credo sia necessario a molti di noi, soprattutto a noi che viviamo ‘liberi’, per ritrovare il senso dello scorrere del tempo e della nostra possibilità di scegliere come impiegarlo. le gabbie in cui ci troviamo spesso sono state inizialmente scelte da noi. e spesso hanno una porticina per uscirne: si tratta di trovare le chiavi! 

grazie agli allievi, a Consuelo e a Mauro!

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