Carla Malinverni Coach

delle mie origini e di sagge donne antiche

SOTTOTITOLO: c’era un volta, nel biellese, molti anni fa…una nostra forma di meditazione!

come molti di voi sanno, visto che ne parlo volentieri, ho origini biellesi: nata a biella, ho trascorso lì tutta la mia infanzia e adolescenza, respirando anche l’aria di filati e stoffe, sia grazie al lavoro dei miei genitori, sia perchè era usanza andare per spacci aziendali a comprare tagli di stoffe e lane pregiate.

le stoffe e i filati sono un mondo, tanto che ancora oggi a vista riconosco un abito con stoffa biellese e, se ho un dubbio, è sufficiente toccarlo: da bambina ho imparato ad accarezzare le stoffe. col tatto posso emettere la composizione del tessuto con le varie percentuali! 🙂

negli anni 70 a biella le donne ancora sapevano lavorare a maglia e avevano in genere una macchina da cucire, a partire dalla vecchia e preziosa singer a pedale della mia nonna agata, fino alle prime macchine da cucire anni 70 ‘a valigetta’! tutte sapevano cucire almeno una semplice gonna e sicuramente fare gli orli ai pantaloni: ebbene, lo so fare anche io, perchè le nonne e mia mamma mi hanno insegnato. sì, anche gli orli ai pantaloni, certo, spesso me li faccio io!

fare a maglia è un’attività che ho abbandonato negli anni e, per un bel caso del destino, da poco ho ricominciato, raccogliendo l’invito a partecipare ad un progetto a favore delle donne in difficoltà (trovi tutte le info qui: VivaVittoriaBiella) mossa dalla ‘buona causa’, mi sono fatta dare da mia mamma un paio di vecchi ferri da maglia in legno, una matassa di lana spessa e…..et voilà. pensavo fosse difficile e invece è come andare in bici! non ho dimenticato nulla!

e lavorando a maglia ho riscoperto un senso che avevo perso: la mente si calma. il ritmo ripetitivo dei gesti, che vanno ormai in automatico, fa sparire i pensieri che purtroppo nel mio cervello vanno aggrovigliandosi e seguendo contemporaneamente più strade.

negli ultimi tempi mi sto avvicinando alla meditazione da neofita e autodidatta. sento l’esigenza di ‘staccare’ mente ed emozioni dopo una sessione di coaching con un cliente, in modo da poter ripartire senza pesi, né razionali, né emotivi. a volte tra una sessione e l’altra leggo qualche pagina di un libro, mi rilasso, bevo un caffè caldo….e stavo valutando di inserire nella giornata lavorativa alcuni momenti di meditazione. sapete che c’è? per ora inserirò il lavoro a maglia!

in fin dei conti io ritrovo la stessa dimensione, ripetizione, ritmo, cadenza, fino a che la mente lascia il suo predominio. ricordo che le nonne raccontavano di come alla sera le donne si ritrovavassero insieme per cucire, rammendare, fare la maglia e intanto cantavano e dicevano preghiere. quindi tutto questo lavorare era accompagnato anche verbalmente dalla ripetizione di parole a memoria. stessa identica sensazione ho vissuto recitando un rosario: preghiere che ricordo dall’infanzia, parole sacre che si tramandano da generazioni, ripetute in gruppo. che le nostre bisnonne e nonne avessero un loro modo di meditare? non lo escludo!

mi ha fatto estremamente piacere condividere queste riflessioni con mia mamma, che mi ha anticipata su alcuni pensieri che in questi giorni appunto mi animano, mia zia e una coach che con la sua tesi mi ha aperto un mondo sull’importanza della ripetizione di parole antiche e sacre.

 

 

 

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