Carla Malinverni Coach

motivare e sanzionare

Secondo sabato mattina trascorso (anche) a tenermi aggiornata sulla situazione, partecipando al dibattito organizzato dall’Associazione Luca Coscioni su ‘Coronavirus, Scienza e Diritti: affrontare l’emergenza, preparare il futuro’

Al dibattito hanno partecipato medici, giuristi, parlamentari europei.

 

Condivido con voi ciò che mi ha interessata, prendendo spunto da quello che ho ascoltato. Ci tengo a precisare che si tratta di una mia elaborazione, forse anche un po’ cruda, di quanto ho ascoltato.

I FARMACI e il VACCINO – tempi, ingerenze e ritardi

Come già detto, non è possibile pensare di risolvere la crisi di ora con un nuovo farmaco, perché le prassi per la sperimentazione di nuovi farmaci, che tutelano i pazienti, devono necessariamente seguire protocolli scientifici stabiliti e quindi le tempistiche sono lunghe (circa 2 anni da oggi come previsione). La ricerca per un farmaco apposito e per un vaccino procede e al contempo si fa fronte all’emergenza con i farmaci attualmente conosciuti per altre cure, che sono già in commercio e di cui si conoscono gli effetti collaterali.

L’AIFA, agenzia italiana del farmaco, ha sul tavolo una ventina di farmaci già esistenti e che sono stati  proposti per essere testati sui malati di Covid19. Le proposte più interessanti e promettenti provengono ora dai ‘piccoli’ gruppi di ricerca dalle Università, che si occupano in modo più che eccellente delle ricerche e poco (perché non avvezzi) di presentare ad AIFA richieste che riportino i dati conformi per poter procedere in tempi brevi. Viceversa, le grandi aziende farmaceutiche presentano richieste impeccabili su farmaci molto meno promettenti.

Inoltre, l’AIFA  è rimasta ‘obbligata’, a furor di popolo e di richieste facebook/web, a valutare, tra i farmaci già esistenti per altre malattie, anche la validità rispetto al coronavirus di un farmaco che, rispetto a tanti altri presentati, ha già avuto riscontri negativi in altre parti del mondo.

Per quanto riguarda il VACCINO alcune sperimentazioni sono in atto e bisogna andare molto cauti perché si tratta di sostanze che presentano ad ora elevata tossicità (esempio: potrebbero provocare pancreatite acuta) e quindi si continua il protocollo di sperimentazione su animali.

Si fa notare come, sia per nuovi farmaci, sia per vaccini, la ricerca italiana negli ultimi anni sia stata enormemente ostacolata sul tema sperimentazione animale (ratti, macachi) rispetto ad altre nazioni (testualmente ‘in modo abnorme’)  e che molto di più negli anni scorsi si sarebbe potuto fare.

OSPEDALI, CASE PER ANZIANI, CURE PALLIATIVE: manca la tecnologia

L’informatizzazione a supporto del lavoro ospedaliero di emergenza è bassa. Non esiste ad oggi una visione globale e aggiornata in rete dei posti letto disponibili nei vari ospedali (su questo punto sono rimasta allibita). A volte si hanno app che vengono usate tra ospedali vicini e al contempo non esiste un unico repository che tracci la situazione sul territorio.

I trasferimenti di pazienti a volte vengono gestiti…per telefono. Non ho parole.

La mancanza di supporto tecnologico crea disagio anche per le comunicazioni tra ospedale e famiglie del ricoverato, lasciate ad oggi alla gestione del personale, dei centralini, del paziente stesso.

Inoltre, si stanno sensibilizzando i medici a utilizzare ‘cure palliative’ per gli ultimi momenti di vita di pazienti che muoiono con covid19 per crisi respiratorie. Senza farmaci adeguati, la morte può risultare ‘atroce’. Pare che nella terapia intensiva l’uso di cure palliative sia decisamente meno diffuso che in altri ambiti (oncologia ad esempio, perché logicamente le tempistiche di decorso sono molto differenti). Si sta provvedendo.

Le case di riposo per anziani ad oggi hanno un bassissimo livello di controllo rispetto alle altre strutture sanitarie. In genere è completamente vietata la visita dei parenti. Ci si sta mobilitando per chiedere di stilare un protocollo (tampone prima dell’ok alle dimissioni ecc ecc) per chi volesse e potesse riprendere in casa i parenti anziani che stiano morendo per altre patologie in questo periodo, in modo da garantire il diritto alla buona vita ed evitare morte solitaria e lontana dagli affetti.

I DATI: NON GUARDATE I TREND
Finalmente si dichiara che i dati nazionali diffusi dalla protezione civile non possono servire statisticamente per capire alcuna cosa rispetto a come stia andando e a come evolverà la situazione! E finalmente. Anche io da settimane lo dicevo e quindi era palese!!!!!!
I dati dell’emergenza non vengono da un campione selezionato con parametri tali da poter poi analizzare in modo statistico i risultati, tra l’altro sono dati aggregati su tutta l’Italia, e con un campione non confrontabile di giorno in giorno sulla campionatura.

Potrebbero essere interessanti i dati comune/provincia rispetto alla mortalità per influenza degli anni scorsi.

Per uno studio statistico epidemiologico significativo sarà sufficiente un campione statistico di 1000 persone, anche asintomatiche, a cui fare il tampone…e presto finalmente lo si farà.

I dati in possesso ora possono dare un’idea dell’efficacia o meno delle misure di contenimento. Ad esempio, se continuasse il distanziamento di numero contagiati tra nord e sud Italia, significherebbe che le misure di contenimento adottate per il 1° stadio sono state efficaci al sud, dove i contagi sono arrivati dopo e quindi si è fatto tesoro dell’esperienza della Lombardia/Veneto per poter fronteggiare prima e meglio la situazione. I controlli al personale medico, che ora sono l’emergenza al Nord, dovrebbero essere previsti e organizzati per tempo per le regioni del sud.

LA PERSUASIONE e LA SANZIONE – la sola sanzione non serve

La diffusione di interpretazioni di dati non affidabili per statistiche causa un’enorme confusione nell’opinione pubblica e ha effetti immediati: ad esempio, parlare di calo di contagi giornaliero fa sì che molte persone si sentano più confidenti di poter uscire.

Viene sottolineata l’importanza di una corretta informazione per sostenere la richiesta ai cittadini del sacrifico dei propri diritti fondamentali (lavoro, libertà di spostamento…).

I sacrifici richiesti alla popolazione devono essere ‘ragionevoli’ rispetto a quanto accade, per cui è fondamentale che le norme, più o meno restrittive, siano coerenti con i dati scientifici riportati.

E’ noto che in nessuna emergenza funzioni la sanzione dei comportamenti, quanto invece la persuasione. La richiesta di sacrificio deve quindi essere percepita come ragionevole, e quindi supportata da dati coerenti, per poter essere compresa e condivisa. La sanzione ha soltanto un’efficacia preventiva nel disincentivare le uscite.

(motivare al posto che imporre solamente…ne parlavo una settimana fa in uno de ‘imieipostimpopolari’ e infatti ho ricevuto commenti decisamente impopolari)

Qui si è fatto un passaggio credo sulla Svezia (spero di non sbagliare nazione)  in cui di primo acchito pare che lo Stato non si sia premurato di varare norme di contenimento. Al contempo i cittadini hanno optato in massa per il telelavoro e le vie sono deserte. Hanno fatto leva sulla volontarietà dell’autoisolamento e la popolazione ha risposto molto bene.

IL PARLAMENTO e l’E-VOTING

Si passa come il sabato precedente a parlare della ‘sfida’ che i sistemi democratici come il nostro debbano superare per dimostrare che un’emergenza simile è gestibile e risolvibile anche in democrazia e non solo nei paesi in cui le libertà individuali sono ridotte.

E’ fondamentale proprio in questa emergenza che il Parlamento resti operativo e venga pertanto garantito il sistema democratico. Così come nelle aziende aperte deve essere tutelata la salute del lavoratore, anche in Parlamento, analogamente, si deve garantire sicurezza e possibilità di espressione anche a chi è impossibilitato a recarsi di persona perché magari in isolamento. Si parla di e-voting che ancora ad oggi non è attivo (anche qui mi sono cascate le braccia….in pratica, anche prima, se ad esempio una parlamentare è in maternità non può esprimere il proprio voto da casa) .

Il prossimo sabato non riuscirò a seguire perchè ho una riunione di lavoro concomitante; credo  comunque che guarderò la registrazione dell’intervento più tardi.

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